Università: 90 nuovi master per professioni sanitarie, oltre 30 per gli infermieri

L’Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie – come annunciato ai presidenti dei 102 OPI in occasione del Consiglio Nazionale della Federazione degli Ordini degli Infermieri del 14-15 dicembre – ha concluso i lavori avviati sei anni fa per l’individuazione dei master universitari specialistici per le 22 professioni sanitarie: una riorganizzazione che interessa un comparto che vede impegnati oltre 650 mila operatori.

Si completa così l’applicazione della Legge 43 del 2006, che prevedeva la laurea triennale seguita da due tipologie di master di primo livello, uno per le funzioni di coordinamento e l’altro per le funzioni specialistiche. Ne danno notizia i Ministeri dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e quello della Salute.

Con l’approvazione, dunque, di circa 90 corsi di master di cui un terzo dedicati agli infermieri, si copre una lacuna formativa importante. Come recita l’art. 16, comma 7 del Contratto di lavoro del 23 febbraio 2018, infatti, “il requisito per il conferimento dell’incarico di professionista specialista è il possesso del master specialistico di primo livello di cui all’art 6 della Legge n. 43/06 secondo gli ordinamenti didattici universitari definiti dal Ministero della Salute e il Ministero dell’Università, su proposta dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo 2016 e sentite le regioni”.

Nello specifico sono state individuate 3 tipologie di master:

  • Master trasversali: rivolti a tutte o parte delle professioni con contenuti prevalentemente organizzativo-gestionali, didattici e di ricerca. Per questi Master il percorso didattico può essere unico per i professionisti ma con CFU dedicati per l’applicazione alla specifica area professionale;
  • Master interprofessionali: rivolti a due o più professioni su tematiche cliniche a forte integrazione interprofessionale. Il piano didattico deve prevedere, oltre a CFU comuni tra le professioni, anche CFU dedicati all’approfondimento di aspetti e competenze specifici per ciascuna professione a cui è aperto il master;
  • Master specialistici di ciascuna professione: rappresentano lo sviluppo di competenze specialistiche di ogni professione. Tra questi, sono da distinguere i Master che abbiano una “certezza di spendibilità operativa” ai fini dell’art. 16 comma 7 del CCNL, dai Master che una professione può proporre perché ritiene che in quell’ambito sia opportuno certificare delle competenze avanzate (ad esempio nella libera professione).

L’avvio della procedura di istituzione e di attivazione dei Corsi passa agli organismi preposti del Ministero della Salute e del MIUR, fra cui il CUN, sia per la definizione degli ordinamenti didattici che per la valutazione dei fabbisogni formativi, anche tramite le Regioni, in analogia ai Corsi di Laurea triennale e di Laurea Magistrale. La proposta di Master si colloca nell’intera filiera della formazione delle professioni sanitarie (lauree triennali, master di primo livello, laurea magistrale), e deve tener conto della progressione delle conoscenze e competenze da raggiungere ai diversi livelli formativi. Tale formazione deve trovare una risposta differenziata tra lauree magistrali e Master, di primo livello.

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